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| La GCAMC è: Luogo di produzione di attività dinamiche Non un museo in forma classica, inteso come spazio estetico di rappresentazione del figurativo, ma un luogo in perenne trasformazione e mutazione, parte stessa del processo creativo quotidiano. Perché la quotidianità è essa stessa mutazione. Luogo di esposizione che coincide con il luogo di produzione degli eventi artistici Il museo per l'arte del terzo millennio diventa esso stesso il luogo di produzione: un evento artistico nasce e si esprime in quel luogo e per quel luogo e non sarà riproducibile in nessun altro (nell'era della perfetta riproducibilità tecnica dei manufatti!). Non un oggetto neutro, un'icona esportabile, ma una fabrica-machina di produzione e sperimentazione artistica radicata in quel luogo e in quel tempo. Dove la documentazione si intreccia alla messa in opera, gli ateliers degli artisti convivono con la biblioteca e la mediateca, che a loro volta possono diventare spazio di creazione. Struttura-immagine di interscambio con lo spazio urbano E' lo spazio dove si va a cenare, a comprare un libro e ad assistere ad uno spettacolo, creando occasioni per modificare abitudini, stili di comportamento, modi d'uso della città grazie alle sollecitazioni visive, sensoriali, culturali proposte dall'ambiente. Luogo dell'ospitalità Elastico e flessibile nelle funzioni, pensato per far convivere pubblici diversificati. Per creare contatto fisico, relazione, suggestione. Trasparente per rivelarne la vita all'interno, il movimento di persone, strutture, allestimenti. E' lo spazio elettivo della cultura artistica internazionale di passaggio a Roma, ieri e oggi, come testimoniano le raccolte storiche del XIX e XX secolo, la collezione contemporanea e le attuali mostre ed eventi. Ma è anche lo spazio in cui gli artisti saranno chiamati a progettare opere partendo dalla “forma” della Galleria, reinventando ogni volta il proprio ruolo e la propria posizione nei termini del flusso tecnologico e in un potenziale raggio d'azione planetario. Tecnologia architettonica al servizio della creatività quotidiana Le tecnologie comunicano le forme dell'arte contemporanea ed esse stesse diventano una forma d'arte. Contribuiscono ad indagare e moltiplicare le potenzialità della comunicazione nella quotidianità virtuale, che considera il luogo dell'esposizione come luogo della diffusione globale per gli eventi artistici in rete e come possibilità di produrre eventi artistici in rete da/con tutto il mondo. Ma intervengono anche sulla quotidianità fisica del visitatore, attore di una nuova sfida comunicativa che ridefinisce l'esperienza del vedere e del vivere con l'arte, producendo nuovi legami e affinità elettive con la percezione artistica. Segno del rapporto vivo tra il nuovo e il preesistente I segni e il portato culturale del preesistente si coniugano sulla continua trasformazione del presente. La valorizzazione funzionale degli spazi parte dalla forte identità del luogo, dalle tracce durature e dalle testimonianze storiche. Elementi che danno il senso di appartenenza alla città, che attivano il flusso della memoria. La sfida culturale della Galleria Il Programma Culturale allegato al Bando del Concorso offre spunti interessanti e di grande chiarezza sulle possibilità di organizzazione ed esposizione delle opere, ma pone anche una serie di riflessioni sull'evoluzione e lo sviluppo dell'uso degli spazi. Se da un lato l'area della modernità si presenta con una sua caratteristica e dimensione definita -anche se con possibilità di miglioramento e potenziamento, soprattutto relativamente ai decenni che vanno dal dopoguerra alla fine degli anni Ottanta- ben più problematica appare l'area della contemporaneità. Le collezioni moderne ben trovano collocazione nell'ipotesi della sequenza di period-room del XIX e XX secolo, anche se tale ipotesi potrebbe essere corroborata da un'analisi e da un uso dialettico degli spazi. Organizzando, ad esempio, le esposizioni secondo il criterio delle grandi contrapposizioni culturali e ideologiche che hanno marcato i due secoli scorsi attraverso veri e propri “duelli” culturali che riguardano da un lato l'humus sociale che li ha nutriti e dall'altro i risultati artistici che ne sono scaturiti. Questa attività consentirebbe di integrare la visione romana e nazionale degli eventi con un confronto internazionale. Il Centro Studi e Documentazione riveste in questa ipotesi un ruolo determinante ed essenziale. A loro volta, la Mediateca e la Fototeca producono i materiali d'archivio da affiancare alle collezioni di arti visive, in un lavoro sinergico di sviluppo dell'Istituzione. Altra questione è il rapporto con la contemporaneità, dal momento che seppur appare estremamente condivisibile l'ipotesi della formazione di una collezione contemporanea che nasce per la Galleria e che trova la sua contestualizzazione nella Galleria stessa, si pone il problema della evoluzione non nota delle manifestazioni relative alle arti visive. Lo sviluppo delle tecnologie ed il loro rapporto con la creatività quotidiana che assurge a fenomeno di arte visiva può creare un effetto dirompente proprio nella linea della ricerca contemporanea dell'architettura, che si spinge sempre più verso la mobilità formale e funzionale degli spazi, privilegiando le caratteristiche di reversibilità e di riciclo degli edifici. Questa linea, se applicata -come appare corretto culturalmente- al progetto della nuova Galleria, porta al paradosso di trovarsi a costruire una collezione contemporanea estremamente focalizzata su un luogo e su uno spazio che per sua stessa natura si troverebbe a non rimanere nel tempo uguale a se stesso. Tale condizione rappresenta anche la sfida culturale di questo progetto, che nella sua articolazione intende porsi come collettore di sviluppi artistici, diventando nel tempo un riferimento storicizzato non solo nei suoi spazi e nelle sue collezioni ma anche nel suo modo di evolversi. L'architettura appropriata Lo studio della città, attraverso le sue trasformazioni fisiche e di uso, costituisce lo strumento fondamentale per lo studio dell'architettura. Il complesso destinato alla GCAMC esprime nella sua interezza tale principio, essendo partito con la dismissione di un edificio, nato per essere sede di un'attività industriale, e terminato con una sua trasformazione sostanziale, come testimonia questo concorso. Il nostro progetto persegue una appropriatezza architettonica che nasce da questo approccio. La trasformazione della ex Fabbrica Birra Peroni è avvenuta parallelamente alla trasformazione del tessuto urbano circostante, che è mutato sia nelle forme che nei modi d'uso. Intorno, la città ha cambiato ritmo di vita, è diventata una metropoli frenetica, e al contrario l'edificio ha perso vitalità e significato fino a configurarsi come una sorta di spazio intercluso. Anche la morfologia urbana al contorno è mutata, le recenti edificazioni dagli anni Cinquanta in poi hanno o sostituito vecchi edifici o completato isolati ancora non saturati. Nel nostro caso, infatti, con l'arretramento del fronte dell'isolato all'angolo tra via Cagliari e via Nizza (in corrispondenza del flesso della stessa via Nizza), la nuova morfologia ha trasformato la parte terminale del prospetto su via Cagliari, già elemento terminale e quinta secondaria, in fuoco visivo principale per chi percorre via Nizza in direzione di piazza Fiume. Tale situazione induce a riconsiderare l'angolo su via Nizza, piuttosto che il fronte, come elemento cardine del progetto, con l'apertura verso il quartiere che appare indicata inequivocabilmente dal nuovo ruolo che l'angolo ha acquistato. L'angolo diventa infatti il necessario punto di ingresso, opposto a quello su via Reggio Emilia, che il complesso così acquisisce. La riscoperta dell'opificio come luogo di produzione di cultura ne richiede una vivibilità interna che si configuri come spazio urbano autonomo ed identificabile. Su questa linea il progetto considera due appropriatezze distinte: una verso la città e l'ambiente circostante, l'altra verso le attività e lo spazio creativo della Galleria. I caratteri dell'architettura dell'intorno sono tipici di una urbanizzazione ottocentesca organizzata per isolati definiti e con cortine continue, tra i quali si evidenziano edifici suggestivi con destinazioni d'uso speciale che esaltano i caratteri dell'architettura del tempo. Nello stesso modo l'inserimento formale del progetto riconduce le matrici formali dell'architettura del quartiere ai caratteri dell'architettura urbana contemporanea, che si esprimono da un lato nei nuovi tratti di prospetto e nel recupero delle facciate esistenti; dall'altro nella nuova configurazione di accesso con l'abbassamento di parte del piano di ingresso. Le facciate Il nuovo accesso comincia dal muro che cade, tra via Cagliari e via Nizza, rompendo simbolicamente e fisicamente il confine tra interno ed esterno. Lo squarcio, la frattura sottolinea la restante quinta muraria originale della fabbrica di Gustavo Giovannoni: è un'epigrafe della memoria, del recupero storico, ma è anche un primo segno di integrazione con il contesto urbano. Le facciate recuperate vengono da un lato (via Cagliari) integrate con un edificio dal forte carattere contemporaneo e dall'altro (via Nizza) restituite alla loro autonoma dignità attraverso un restauro filologico preciso. Le integrazioni delle facciate esprimono la loro componente contemporanea anche con l'adozione di materiali compositi leggeri che garantiscono durabilità funzionale e formale. I materiali utilizzati oltre che per le qualità intrinseche sono scelti anche per le potenzialità percettive. La rigidità compositiva della vecchia facciata su via Cagliari viene mitigata da una autonomia di riscrittura delle integrazioni murarie animate dai ritmi materici. L'articolazione in pannelli prefabbricati, alternati e sovrapposti a elementi in vetro traslucidi e superfici in metallo forato1, decostruisce con una maglia geometrica astratta la facciata, arricchita dal gioco di trasparenze, opacità e permeabilità visuale. 1 (lamiere microforate posate a rivestimento di uno stratificato che associa a uno strato di metallo un isolante e un piano trasparente in poliestere; cfr. il Centro di Programmazione Trasporti di Lione) L'ingresso nuovissimo Sullo slargo di accesso si libera la parete di chiusura del capannone di Giovannoni (la parete originale è ormai perduta), che viene ricostruita attribuendole una funzione di manifesto della Galleria. Monitor al plasma, applicati ad una struttura metallica di supporto, costituiscono un vero e proprio vidiwall di comunicazione sia degli eventi artistici che si svolgono nella Galleria, sia di quelli in corso in altre parti del mondo. Schermi analoghi ed installazioni olografiche stabili vengono sistemate anche nei vani delle finestre, utilizzando però in questo caso tecnologie che consentano di avere a scelta l'opacità totale, la completa trasparenza o la proiezione di immagini. La piazza Il passaggio fra la vetrata del foyer e la parete del vidiwall svela la piazza interna e invita a entrare: l'ex cortile è il corpo della scena, che concentra e rinvia un sistema di relazioni articolato e plurifunzionale, ma è esso stesso luogo abitato in modi e tempi diversi, sempre mutevole e modificabile nell'uso quotidiano. E' una corte, un campo a livello della nuova strada di accesso, fulcro dello spazio, ma anche “debutto” inaspettato e inconsueto della Galleria dalla visuale angolare di ingresso. Rispecchia l'idea di museo come luogo per una pluralità di occasioni culturali. Sulla piazza si affaccia infatti lo spazio pubblico dell'arte: il foyer, la biglietteria, il bar, il bookshop, il ristorante e, a diversi livelli, tutte le attività della Galleria: sale per esposizioni permanenti, spazio-eventi, mediateca, ecc. Il ristorante e il bookshop “a tunnel” godono, oltre all'ingresso sulla piazza, di un accesso aperto sulla strada direttamente su via Nizza, che ne consente l’attività in modo autonomo rispetto agli orari della Galleria. Nella piazza viene recuperato anche un collegamento diretto con lo spazio posto al di sotto dell'attuale piano di calpestio dell'ingresso di via Reggio Emilia, che costituisce l'accesso dall'ingresso nuovissimo alle collezioni della Modernità, affidate agli spazi presenti nell'attuale Galleria. La piazza ha una forte connotazione “romana”, caratterizzata dalla forma ellittica (un'arena percorribile in crescendo, che evoca l'anfiteatro simbolo della città, il Colosseo) e dalle pareti vetrate inclinate che costituiscono un invaso anche tecnologico (citazione dell'antico velarium di copertura dell'anfiteatro) E' pavimentata interamente con una sistemazione naturale di corteccia di pino, ed ha il suo fulcro in tre alberi di laurus nobilis sempreverde (altra connotazione dell'“antica Roma”) posizionati secondo un disegno triangolare al suo centro. In alternativa, la lagerstroemia indica è particolarmente suggestiva per la colorazione variegata del tronco, le piccole foglie verdi ovali e la fioritura primaverile rosa-lilla. Cespugli di photinia e pyracantha coccinea scandiscono lo spazio del selciato, e costituiscono l'elemento naturale da cui emergono gli artefatti tecnologici. E' una sistemazione essenziale che può accogliere e sorprendere piacevolmente in occasione di performances, concerti all'aperto ma anche nell'attività quotidiana e nelle soste di ristoro. Per la messa a dimora dei cespugli viene utilizzato un sistema di giardino pensile con impianto di irrigazione a scomparsa, mentre gli alberi vengono messi a dimora in un grande pozzo largo due metri che conduce le radici direttamente al disotto del piano di posa delle fondazioni dei parcheggi. Il condotto per l'arte-percorso Domina lo spazio della piazza un condotto cilindrico, in lega e materiali compositi, che si presenta appoggiato a terra e guadagna gradualmente le quote superiori sostenuto da pilastri in lega leggera, in alcuni casi a doppio ordine. Il camminamento è protetto da pannelli in policarbonato e lamiera di alluminio microforata. Metafora della rete globale di comunicazione, e fulcro del sistema di orientamento, il condotto costituisce l'elemento formale e funzionale simbolicamente rappresentativo dell'interpretazione di uno spazio fortemente connotato per la produzione artistica contemporanea. Le forme dell'arte contemporanea vanno infatti verso un'arte percorso, ideale e materiale, che tende a cogliere il nesso fra la creatività e la riscoperta dell'individuo come parte dello stesso processo. Il condotto rende quest'arte percorso materialmente percepibile: in un continuo gioco e scambio di ruoli le opere, gli artisti e il pubblico sono i protagonisti di quanto accade. Il condotto funziona anche come macchina del tempo per viaggiare dal passato al futuro e viceversa, dalle collezioni del XIX e XX secolo alle produzioni artistiche che verranno. Raccoglie suggestioni sensoriali e ricordi immaginifici: è un cordone ombelicale che tiene insieme passato e presente, ma è anche un salto spazio-temporale. E' un elemento giocoso, avvolgente, protettivo, ma è anche un flusso catodico, un captatore di energie. E' legato alla corporeità: vuole attrarre e diventare familiare per chi lo percorre. Il percorso di conoscenza non è solo arte, o solo teatro, o solo cinema e immagine in movimento, ma è un flusso generato dall'interazione di tutte le forme di comunicazione: è questa la vera tecnologia intesa come forma di conoscenza. A sua volta, la visibilità del percorso dà vita ad una vera e propria interferenza degli spazi, legata alla trasparenza come proiezione verso il futuro. Il condotto in vetro e metallo introduce il visitatore nelle sale espositive, si insinua fin nella sala conferenze, si avvolge a spirale lungo i tre livelli della Galleria mettendo in evidenza la circolarità dei collegamenti. Può essere esso stesso utilizzato come spazio espositivo temporaneo. Culture ed esperienze artistiche agiscono in maniera osmotica all'insegna dell'attraversamento e proprio da queste contaminazioni assorbono energia, forza evocativa, impatto emozionale. L'edificio riadattato/ integrato Area della modernità L'appropriatezza architettonica viene salvaguardata con la creazione di un continuum narrativo tra i due corpi preesistenti, la vetrata-ponte, il corridoio interno e i nuovi padiglioni inerenti l'ampliamento progettuale. La transizione fluida tra gli spazi attualmente adibiti a Galleria è marcata dall'unificazione del percorso con l'azzeramento delle precedenti quote di accesso. Lo sbancamento dell'area dell’ex cortile consente di portare a suolo unitario il primo piano interrato, attualmente ubicato alla quota sottostante la galleria vetrata (e in comunicazione visiva con essa mediante un ampio lucernario). Consente altresì un flusso naturale e osmotico tra le diverse parti, permettendo il passaggio - per chi entri da via Reggio Emilia - attraverso il condotto di vetro, dalle collezioni permanenti di arte moderna alle installazioni ed agli spazi espositivi temporanei dedicati all'arte contemporanea, sino al focus ricettore rappresentato dal nuovo spazio di accoglienza-foyer. Le sistemazioni del piano a quota via Reggio Emilia sostituiscono le destinazioni d'uso con pochi interventi di aggiustamento, senza alterare o snaturare quanto già prodotto. Il materiale nuovo innestato dal progetto realizzato -il cristallo- viene reimpiegato, anche se in condizioni di applicazione tecnologica ancora più spinta, nelle facciate che danno sulla nuova piazza ellittica. L'intersezione della struttura in ferro e vetro già esistente con il condotto in ferro e vetro di progetto, costituisce una consonanza formale ancora più esplicita, riscattando all'unità dell'edificio anche l'attuale copertura della galleria delle ex scuderie. L'ingresso storico principale di via Reggio Emilia rende indipendente il funzionamento di quest'area destinata alla modernità, ed in particolare -come già esposto nel Programma Culturale della Galleria- all'esposizione della collezione permanente secondo un criterio di rotazione interna delle opere e all'esposizione di collezioni temporanee ospiti, secondo un criterio di circolazione delle opere all'interno del circuito internazionale dell'arte. Con gli spazi già attualmente disponibili, l'esposizione delle opere può essere agevolmente organizzata in sezioni a sviluppo lineare che consentono l'articolazione di un sistema di percorsi a più livelli di lettura: sequenze di period-room, spazi dialettici contrapposti, grandi contenitori a percorsi stellari di genere e di tendenza che evidenziano accostamenti e relazioni inedite tra l'arte e la modernità. |