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ALBATROS giugno 2004 |
| Segni, sogni, design e libri in biblioteca di Fulvio Tuccillo Non si può negare che talvolta le biblioteche siano luoghi austeri ed apparentemente freddi, ma sicuramente, proprio laddove più silenti sembrano essere le testimonianze della cultura e della vita, più numerose e vivaci possono divenire le possibilità offerte dalla fantasia e dalla creatività. Si potrebbe anche dire, riprendendo una metafora pirandelliana che quegli autentici frammenti d'anima e di vita che sono i libri divengono, in biblioteca, veri personaggi in cerca d'autore ed ogni lettore è, in potenza, l'artista che può dare loro vita. |
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La bellissima mostra Diversi di segno - Disegno di versi allestita
presso la Biblioteca Nazionale di Napoli (Sala leopardi) nel
quadro delle manifestazioni dei «Maggio dei Monumenti», in contemporanea con la suggestiva esposizione fotografica di Miguel Angel Invarato Dal buio alla luce ... Le Fontanelle (che interpreta intensamente un'antica e dimenticata tradizione napoletana di culto dei defunti), rispecchia appunto la felice intuizione delle innumerevoli possibilità di reinventare lo spazio fisico e mentale della biblioteca. Il percorso proposto non è di quelli tipici delle esposizioni librarie: i libri li vedremo sospesi a sottili fili oppure apparentemente abbandonati su una graziosa e comoda poltrona di un tenero verde, simile ad una piccola dormeuse, ove si può sedere in due per una rilassante conversazione o per un più seduttivo vis à vis. Si ha quasi l'impressione che il fiume delle parole, dei versi, dei segni esca dall'alveo delle pagine ove dormono per ripresentarsi ai lettori in un percorso foriero di innumerevoli tentazioni e poi tornare liberamente alle sue fonti, come in un cielo naturale. Un percorso ove saranno possibili brevi ma significativi incontri con autori grandi e meno grandi, antichi e moderni, come Dante e Fleming, Henry Miller e Neruda, Omero e Metastasio, Leopardi ed Hugo, Flaubert e Blaise Cendrars; ma sarà possibile anche qualche incontro o qualche riscoperta veramente straordinaria, come quella dei grandissimo Libero Bovio di Addio Maria e del Leopardi trasgressivo e graffiante delle pagine in prosa. Sul piano trasparente di un tavolino di design modernissimo invece potremo ritrovare i versi famosi di un autore modernissimo come Metastasio («Voce dal sen fuggito più richiamar non vale»). Tante sono le occasioni offerte e le «situazioni» che captano l'attenzione: tra esse v'è l'accogliente scrittoio sospeso nell'aria ove il visitatore si può soffermare a scrivere egli stesso (dei resto la scrittura è sempre liberatoria ed anche contagiosa), cui fa da sfondo la bellissima fiaba dei libri e dei semi di zucca scritta dallo stesso Giancaspro, un'autentica favola di gusto quasi mitologico ove però si adombra - come in un mito platonico - quasi un processo di reincarnazione dei libri, autentiche «anime senza corpo che vagano negli spazi siderali». Ricco di particolare fascino è poi il giardino delle idee, ove fioriscono in libertà i pensieri ed i versi d'amore di grandissimi scrittori ed ove persino i pregevoli gioielli moderni realizzati da Stefania Barba perdono ogni marmorea freddezza e si presentano come fiori multicolori. Ma questa - per la verità - è una mostra da vivere più che da descrivere, una mostra di concezione modernissima cui non sono estranee risonanze ed echi di molte significative esperienze dei novecento. Inoltre essa rappresenta anche un significativo invito a visitare e conoscere un'istituzione che conserva i manoscritti autografi di Vico, leopardi, Croce, De Sanctis e molti altri, gli stupendi libri d'ore della dinastia aragonese e tanti, tanti libri, vale a dire tanti straordinari frammenti d'anima e di vita. |
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