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NAPOLI PIU'
6 giugno 2004
Dalla
Biblioteca nazionale napoletana a quella romana: un'esposizione
dedicata alla lettura che coinvolge i visitatori.
E tutti vissero felici e contenti. tra le pagine dei libri
di Clorinda Irace
«Tutti
lessero, tutti scrissero e vissero meglio, felici e contenti».
Queste le parole che Mauro Giancaspro, vulcanico direttore della
Biblioteca nazionale di Napoli, ha scritto in una sorta di favola
che fa da cornice all'angolo riservato alla scrittura nell'ambito di
una singolarissima mostra «DIVERSI di segno, diSEGNO di versi»
ospitata nella sala Leopardi della nostra biblioteca. Una
esposizione sui generis, indubbiamente, che ha avuto origine
dall'incontro tra le diverse creatività di Giancaspro e di tre
giovani architetti, architetti napoli, Stefania Barba, Alessandro Ceso e Marco Puzzo e
titolari dell'associazione "Semidizucca". L'uno, il direttore
della Biblioteca nazionale, amante dei libri e delle loro mille
forme, gli altri, gli architetti, architetti napoli, con il pallino del design e la
voglia di inventarsi una situazione in cui i segni, quelli della
scrittura, entrano negli oggetti: quale luogo migliore che una
biblioteca per una cosa del genere? Non a caso la Biblioteca
nazionale di Roma ha già colto la preziosa occasione e ospiterà da
giugno l'esposizione. Che è stata un vero successo di pubblico e di
critica. Sì perché i visitatori sono stati praticamente
"avvolti", sin dal momento in cui hanno varcato la soglia della
sala Leopardi, in un mondo un po' ovattato, un po' ammaliante come
è quello della lettura, che - si sa - è capace di sedurre come
poche altre cose al mondo. Le luci soffuse, la musica di sottofondo,
le lettere, i segni, stampati un po'ovunque ti fanno entrare in una
dimensione un po' surreale che ti fa dimenticare per almeno dieci
minuti il caos che c'è fuori di lì. Superata la prima sensazione
di straniamento, cominci a leggere, inevitabilmente. Complice un
separé su cui è raccontata una piccola storia che parla di mare,
quasi a richiamare le forme ondeggianti e gli azzurri sfumati
dell'insolito contenitore. Poi, entri in uno strano cilindro di
stoffa che Stefania Barba, una delle ideatrici definisce
"lampada di immersione nella lettura". Al suo interno è
riportata - nientepopodimeno - che "A Silvia" di Leopardi
e tu rimani lì avvitarti su te stessa per rileggere quei versi che
certamente hai amato tanto tempo fa. Si continua con un altro
cilindro che "contiene" Neruda e con un tavolino di plexiglas
tutto da leggere. Sul suo ripiano, infatti, è stato riportato un
intero racconto. Sarà difficile lasciarsi alle spalle la prima
sala, superare il richiamo di una confortevole poltrona sulla quale
pendono libri legati ad un filo che vorresti afferrare e leggere, al
riparo dai rumori dell'esterno. Ma la seconda sala, con altre
seduzioni, ti attende. E'qui il momento clou della visita: devi
scrivere tu. Si devi, perché il richiamo è fortissimo. Un piano di
legno retto da due corde sul quale sono sospese tante lettere
azzurre rette da fili di nylon, uno sgabello graziosissimo a forma
di margherita (nome:m'ama non m'ama) ti invita a scrivere ciò che
vuoi: qualcuno ha scritto una lettera d'amore, qualcuno un pensiero
triste, altri, due nomi e un cuoricino, altri hanno citato libri
letti. Verrebbe voglia di conoscerli i visitatori che ti hanno
preceduto ma già l'occhio è attratto dall'ultima sala, il
"giardino delle idee"dove in supporti a forma di fiori in un
ipotetico prato, sono racchiusi dei gioielli molto particolari fatti
di fili intrecciati con pietre dure: sono metafora di un intreccio
di sentimenti che riconducono alle donne amate dagli scrittori. A
darci prova di ciò una serie di foglie di carta su cui sono
riportate citazioni e frammenti di poesie di cui non vengono citati
gli autori. Se ami la lettura, non vorresti andar più via, vorresti
continuare a star lì ma ... la mostra è attesa a Roma, alla
Biblioteca nazionale!
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