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ROMA 30 aprile 2004 |
| BIBLIOTECA NAZIONALE - Esperienza nella Sala Leopardi per i visitatori di "Diversi di segno, Disegno di versi" Nel giardino fatato dei... versi di Anita Pepe "Calpestate! Sedetevi! Toccate tutto!": così Mauro Giancaspro, direttore della Biblioteca Nazionale di Napoli, esorta i visitatori di "Diversi di segno Disegno di versi". Una mostra? Qualcosa di più: un'esperienza multi/extrasensoriale autenticamente interattiva, perfettamente, in linea col tema di questo "Maggio dei Monumenti, |
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impaginata in tre underkammer (e se lo dice Benedetto Gravagnuolo... chapeau!) nella Sala Leopardi a Palazzo Reale, sospese tra fantasia e tecnologia, nate dalla tresta e dal cuore di un «poeta amante dei libri», come lo storico della fotografia Alberto Manodori Sagredo ha definito il suo amico Giancaspro. Artefici di tanta gioia - e non solo per gli occhi e il cerebro del padrone di casa - i «Semidizucca», affiatatissimo terzetto di giovani architetti napoletani con il pallino del design. Le cronache narrano come l'incontro tra il numero uno della Bnn e Stefania Barba, Alessandro Ceso e Marco Puzzo divampi in un vulcanico brain storming che, visti i risultati, prende gli ovattati ed invidiabili contorni di una gara a chi sogna di più. Irrimediabilmente contagiati da cotanto untore, gli esuberanti creativi si ammalano di bibliofilia e le studiano davvero tutte: carezzevoli lampade, confortevoli sofà, eleganti tavolini. Oggetti belli, variopinti, istoriati di citazioni, ma anche comodi e funzionali, concepiti per il piacere di sfogliare un bel volume in santa pace e - questo è l'auspicio - pronti per essere messi in produzione. In attesa di un "mister Ikea" desideroso d'investire, ci si gode questo allestrimento, con libri che piovono dal soffitto, leggii che germogliano dal pavimento, piantane flessibili come giunchi, punti luce fatti di cubi, singoli o affastellati a mo' di totem, o appesi alle pareti come quadri, che passano per l'astrattismo senza dimenticare Totò. Divertiti ed incuriositi, ci s'infila sotto la lampada tubolare di stoffa, stampata coidolci pensieri di Neruda e Leopardi, oppure si ammirano i raffinati tavolini in legno e vetro, che hanno "preso coscienza della lettura e della scrittura" e riproducono in calligramma versi del divino Metastasio. In quest'atmosfera immaginosa, l'anfitrione Giancaspro, con un gesto che pare uscito dalla penna di Choderlos de Laclos, invita una signora ad accomodarsi seco sull'avvogente poltrona "Paolo e Francesca", atta a trasformarsi alla bisogna in un malizioso vis-à-vis, ove le parole, che dalla pagina sbocciano a fior di labbra possono essere gradevolmente intervallate a momenti che fanno vibrare altre, ma non meno nobili, corde dello spirito. E cosa c'è di più delizioso per sedersi degli sgabelli "m'ama non m'ama", che accolgono allegramente il derrière sulla corolla di una margherita? In ogni caso, l'intellettuale solitario, spregiatore delle voluttà erotiche e delle futilità, invece di rinchiudersi nell'ormai obsoleta torre d'avorio può rifuggire il volgo profano dietro l'infinitamente più pratico e trendy paravento in plexiglass, acconciamente intagliato coi cogiti di Baricco. Attratti dalla musica, ci si addentra infine in un giardino fatato, ove sui tremuli steli oscillano piccoli cubi trasparenti, teche per gioielli di foggia modernissima che fanno gola soprattutto alle signore. Ormai permeati di suggestioni letterarie, ci si aspetta che da un momento all'altro spunti fuori Armida coi suoi irresisteibili sortilegi. Ma di incantatori, nella sala Leopardi, ci sono solo questi ottimi "Semidizucca", amorevolmente annaffiati da chi, nel corso di una vita spesa tra tomi e scaffali, aveva già virtualmente organizzato dentro di sé questa visionaria esposizione. Bibliomane al punto da inventarsi un apologo democriteo, Mauro Giancaspro, felice, illustra a tutti il suo "giocattolo", parlando ovviamente di libri. Libri, libri, libri. Non sarà la maga cantata da Tasso, ma l'effetto seducente più o meno doveva essere quello... |
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